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	<title>I Girotondi</title>
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	<description>Giornalismo di critica politica</description>
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		<title>L&#8217;ineguaglianza sociale e l&#8217;aumento delle differenze di classe in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 09:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Denuncia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Le economie più sviluppate stanno vivendo in questi ultimi anni un periodo di crisi, che mina ogni aspetto della società. Come gli altri paesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2012/05/Costruire-un-Paese-300x199.jpg" alt="Ineguaglianza sociale in Italia" title="L&#039;ineguaglianza sociale e l&#039;aumento delle differenze di classe in Italia" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-59" /><strong>Le economie più sviluppate stanno vivendo in questi ultimi anni un periodo di crisi, che mina ogni aspetto della società. Come gli altri paesi, l’Italia non ha potuto evitare il peggioramento della propria situazione, già tutt’altro che rosea: come conseguenza, si è acutizzato il divario tra le varie classi sociali.</strong><br />
<BR><BR><BR><br />
<h2>Le cause dell’ineguaglianza sociale</h2>
<p>Lavoro precario, disoccupazione, licenziamenti e casse integrazioni, crescita dei prezzi dei beni, aumento delle tasse, stazionarietà dei salari sono alcuni dei fenomeni che sta vivendo la penisola italiana in questi ultimi anni. Tutto ciò concorre ad alimentare l’ineguaglianza sociale: l’aumento delle differenze di classe in Italia è tuttavia un fenomeno recente, infatti rispetto ad altre nazioni, come gli Stati Uniti per esempio, il divario tra i vari strati della società non è mai stato altissimo. Ciò che il Bel Paese sta sperimentando ora si può riassumere con poche parole che potrebbero apparire banali: chi è ricco lo diventa sempre di più, e parallelamente chi è povero si impoverisce ulteriormente. Per quanto possa apparire una considerazione da bar, in realtà questo è ciò che si sta davvero verificando in Italia, in cui la classe media sembra andare scomparendo, rendendo il divario tra ricchi e poveri sempre più ampio. Questa forma di ineguaglianza sociale si esprime appieno nelle differenze tra cittadini italiani ed immigrati, i quali vivono nelle peggiori condizioni: spesso senza lavoro o occupati in nero, con difficoltà di comunicazione dovute all’apprendimento di una nuova lingua, alloggiati nelle periferie, gli immigrati si muovono in una dimensione totalmente diversa da quella in cui vivono i cittadini ricchi. Infine, in Italia incide pesantemente il fatto che oggigiorno i figli difficilmente riescono a raggiungere una classe sociale più elevata rispetto a quella dei genitori: il mercato del lavoro così precario, non permette a taluni laureati di realizzarsi nella carriera; poi per quanto l’accesso ad un’istruzione superiore sia ora maggiormente agevolato, tante famiglie non possono ancora permettersi di fare studiare i propri figli; inoltre sono davvero pochi i matrimoni tra classi sociali diverse, e ciò crea un certo immobilismo sociale.</p>
<h2>Le misure contro l’ineguaglianza sociale</h2>
<p>Data la situazione, il tema dell’ineguaglianza sociale è molto discusso attualmente, soprattutto in merito alle misure da prendere per contrastarlo. Le politiche di welfare, che mirano a garantire un certo grado di uguaglianza sostanziale tra i cittadini, rappresentano uno dei metodi per arginare le differenze tra classi sociali. In un periodo come questo, i paesi in difficoltà come l’Italia, dovrebbero intervenire proprio su questi parametri, ma la mancanza di fondi statali solitamente va a colpire proprio questa voce di bilancio pubblico. Anche le tutele sindacali dovrebbero avere effetti sull’ineguaglianza sociale, in quanto vanno a difendere i diritti dei lavoratori, appartenenti solitamente alle classi meno abbienti. Riassumendo, secondo gli esperti che ragionano in merito a queste tematiche sociologiche, maggiori tutele per i lavoratori e maggiori ammortizzatori sociali potrebbero ridurre, almeno in parte, il forte divario tra classi sociali che va delineandosi nella penisola italiana<br />
Foto: photoclicks &#8211; Fotolia</p>
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		<title>L’Italia e l’Europa: un rapporto non sempre sereno</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 10:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Partiti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono cambiate molte cose dall’anno in cui l’Italia ha fatto il suo ingresso trionfale nella comunità europea. I primi anni d’Europa, sono stati per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2012/04/Italia-ed-Europa-300x211.jpg" alt="Il difficile rapporto tra Italia e l&#039;Europa" title="L’Italia e l’Europa: un rapporto non sempre sereno" width="300" height="211" class="alignleft size-medium wp-image-48" /><strong>Sono cambiate molte cose dall’anno in cui l’Italia ha fatto il suo ingresso trionfale nella comunità europea. I primi anni d’Europa, sono stati per il bel paese una sorta di paradiso terrestre. La comunità, infatti, era fiorente ed elargiva fondi e finanziamenti a tutte le regioni e i comuni d’Italia che, grazie alla comunità, hanno speso, investito, e rinnovato il proprio aspetto.</strong></p>
<p><BR><br />
<h2>La fine dell’idillio tra Italia ed Europa</h2>
<p>Con l’arrivo della crisi economica, tuttavia, l’idillio tra l’Italia e l’Europa ha iniziato a vacillare. Lo storico indebitamento pubblico italiano che, fino a quel momento era rimasto un affare di famiglia, è iniziato a rimbalzare sui titoli dei quotidiani più famosi del vecchio continente fino a diventare una questione europea. La crisi dell’economia, la perdita del lavoro, il calo della produzione industriale hanno trascinato – nel giro di un anno e mezzo – l’Italia sull’orlo del fallimento. A quel punto la comunità europea, attraverso la voce della cancelliera tedesca, ha sbattuto i pugni sul tavolo affinché l’Italia s’impegnasse ad essere meno indisciplinata. Nel giro di qualche mese l’Europa, dietro la prospettiva di un fallimento dell’Italia che avrebbe prodotto a catena un fallimento dell’intera Europa, ha chiesto all’Italia di risanare il suo debito pubblico. Da oltre trent’anni, infatti, in Italia le uscite dello Stato superano le entrate e – nonostante il susseguirsi di governi di destra e di sinistra – nessuno è riuscito ad arginare le perdite. La caduta di Berlusconi e l’arrivo di Mario Monti nelle vesti di tecnico è stata vista dal mondo intero come la fine di un’epoca che ha reso l’Italia vulnerabile e truffaldina e, contemporaneamente, come l’inizio di un periodo nuovo, più rigoroso, fatto di sacrifici necessari per evitare la catastrofe. Di fronte alla richiesta, minacciosa e prepotente, avanzata dall’Europa in merito alla necessità di risanare il debito pubblico italiano, la risposta del nuovo governo tecnico non si è fatta attendere. L’Italia, oggi, torna ad alzare la voce e a farsi rispettare in ambito internazionale dimostrando – in questo modo – di non essere seconda a nessuno quando si tratta di tutelare se stessa e i propri cittadini.</p>
<h2>L’evoluzione del rapporto tra l’Italia e l’Europa</h2>
<p>Il rapporto tra l’Italia e l’Europa, dunque, ha conosciuto un’evoluzione molto evidente. Esso, infatti, è nato in un periodo di prosperità ed armonia generale ma è cambiato durante la crisi economica. E’ proprio in questi anni, infatti, che l’Italia è stata messa sul banco degli imputati, come si trattasse di un ospite indesiderato e maleducato che necessita di un educatore rigoroso per tornare sulla retta via. Il governo e gli italiani hanno recepito i discorsi dell’Europa e non li hanno apprezzati. Pur essendo evidente, infatti, il bilancio negativo che pesa sullo stato italiano è altrettanto evidente il fatto che l’Italia, in questa occasione, non è stata trattata alla pari degli altri paesi ed è stata – troppo frettolosamente – giudicata e messa sotto torchio. Il malumore popolare è generalizzato e sono in tanti gli italiani che, a questo punto preferirebbero uscire fuori dall’Europa piuttosto che continuare ad essere minacciati.</p>
<p>Foto: MACLEG &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Il popolo viola</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il popolo viola rappresenta un gruppo di manifestanti italiani che si sono conosciuti in rete, soprattutto su facebook, si sono riconosciuti gli uni nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2012/01/gruppi-facebook-300x197.jpg" alt="Gruppi su Fabcebook" title="Popolo viola" width="300" height="197" class="alignleft size-medium wp-image-55" /><strong>Il popolo viola rappresenta un gruppo di manifestanti italiani che si sono conosciuti in rete, soprattutto su facebook, si sono riconosciuti gli uni nelle idee degli altri e hanno deciso di incontrarsi per manifestare insieme tutto il proprio dissenso verso la politica italiana. Non la politica, in generale, bensì quella che – fino a pochi mesi fa – ha rappresentato l’Italia attraverso il governo di Silvio Berlusconi.</strong></p>
<p><BR><br />
<h2>La nascita su Facebook del popolo viola</h2>
<p>Questi giovani, blogger e internauti, hanno deciso di incontrarsi dando vita ad un vero e proprio movimento antiberlusconiano privilegiando la scelta di bandiere viola. Il viola è stato scelto proprio perché considerato un colore apolitico non essendo, in effetti, associato ad alcun partito politico italiano. La prima grande manifestazione organizzata e realizzata dal popolo viola c’è stata nel 2009, anno in cui questi manifestanti si sono dati appuntamento a Roma per chiedere – tutti insieme appassionatamente – a Silvio Berlusconi di fare le valigie. Dopo la grande manifestazione di Roma, i giovani del popolo viola hanno continuato a tenersi in contatto e – sempre attraverso i social network – hanno modificato il No Berlusconi Day con la dicitura di San Precario. Dietro i nomi delle manifestazioni, dunque, non c’è altro che la denuncia dei grandi e gravi problemi che in questi anni affliggono l’Italia. Da una parte, quindi, il popolo viola ha chiesto le dimissioni di Berlusconi nella convinzione che l’ex presidente del consiglio stesse governando per tutelare i propri interessi personali piuttosto che quelli della cosa pubblica; dall’altra, invece, i giovani del popolo viola si sono uniti anche a causa della triste condivisione di lavoro precario che li caratterizza. Il Popolo Viola, tuttavia, con il passare dei mesi ha acquistato un numero sempre maggiore di aderenti al punto tale che, per gli organizzatori, era diventato difficile gestire tutti i contatti.</p>
<h2>Rotture e coesioni del popolo viola</h2>
<p>Per fare luce in merito alle manifestazioni che dovevano essere organizzate dal Popolo Viola, è stata organizzata una riunione a Napoli nel 2010. Durante questo incontro, tuttavia, i giovani aderenti al movimento non sono riusciti a trovare un punto d’incontro e di coesione su alcune questioni. Innanzitutto, molti non hanno condiviso la gestione della pagina Facebook attraverso la quale è nato e cresciuto il movimento; inoltre, i giovani partecipanti non sono riusciti ad organizzare eventi e aggregazioni del popolo viola all’altezza della grande manifestazione romana. Per questo motivo, i fondatori del gruppo si sono divisi dai vari rappresentanti locali. I fondatori del movimento hanno deciso di fondare una rivista, la resistenza viola, mentre i rappresentanti locali del popolo viola hanno generato la rete dei gruppi locali. Dopo un momento iniziale di allontanamento, tuttavia, i due gruppo si sono riuniti ancora una volta in rete dove hanno iniziato a condividere nuovamente idee e a promuoverle attraverso i social network e i comunicati stampa. Così, nel 2010, è nata la rete viola grazie alla coesione ritrovata tra i vecchi fondatori del popolo viola e le reti locali del medesimo movimento. Oggi, tuttavia, si tende ad equiparare la rete viola con il popolo viola nonostante la rete abbia perso il carattere marcatamente antiberlusconiano che caratterizzava il popolo viola della manifestazione di Roma.</p>
<p>Foto: ra2studio</p>
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		<title>Curzio maltese: un giornalista di denuncia sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 10:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Denuncia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Curzio Maltese]]></category>
		<category><![CDATA[Denunce sociali]]></category>
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		<category><![CDATA[La Questua]]></category>
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		<description><![CDATA[Milanese di origine, classe ’59, il suo nome apre una finestra sulla denuncia sociale che circola tra giornali e libri d’inchiesta composti non solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2011/12/Giornalisti-300x194.jpg" alt="Interviste " title="Giornalisti" width="300" height="194" class="alignleft size-medium wp-image-24" /><strong>Milanese di origine, classe ’59, il suo nome apre una finestra sulla denuncia sociale che circola tra giornali e libri d’inchiesta composti non solo di dati, nomi e fatti ma anche di opinioni ed editoriali propri che il giornalista milanese s’impegna a diffondere. Riserva un primo passato trascorso in fabbrica e nelle radio libere per poi percorrere tutta la gavetta che spetta ai bravi giornalisti: dallo sport alla cronaca per La Gazzetta dello Sport e La Stampa e anche per La Notte (quotidiano milanese serale), giunge a scrivere editoriali per La Repubblica e critiche televisive per il relativo settimanale Il Venerdì di Repubblica.</strong></p>
<h2>I libri di denuncia sociale di Curzio Maltese</h2>
<p>Oltre a essere giornalista ed editorialista, Curzio Maltese espone le sue inchieste di denuncia sociale e la sua visione su tali fatti anche attraverso i libri che continua a scrivere. L’ultimo elaborato ha riguardato la Chiesa, ovvero i costi che gli italiani sostengono per le strutture ecclesiastiche attraverso il pagamento dell’otto per mille, i versamenti statali che finiscono per finanziare i Grandi Eventi religiosi e le strutture scolastiche e sanitarie afferenti agli enti di proprietà della Chiesa. La denuncia sociale inquadrata in quest’ambito l’ha intitolata “La questua”, denuncia sociale perché solo un quarto delle ingenti somme versate all’ente ecclesiastico sono utilizzate per le strutture di assistenza e carità per i bisognosi. Tale libro ha suscitato parecchia attenzione da Parte dello Stato Cattolico che ha risposto pubblicamente per mezzo del quotidiano Avvenire cartaceo e on-line. Trattandosi di una pesante denuncia sociale, la Chiesa ha risposto anche con un libro “La vera questua” di Umberto Folena. Un altro libro di Maltese di grande inchiesta e analisi è “I padroni della città” del 2006 con cui rileva le origini del malessere degli italiani che risiedono nella cattiva gestione delle città in cui sono presenti solo padroni o servi.</p>
<h2>Denuncia sociale e non solo</h2>
<p>A ogni nuova uscita, gli scritti di Maltese scuotono gli italiani e i responsabili delle ingiustizie diffuse trascritte e analizzate dal giornalista. Ma ci sono altri libri che rilevano un’ampia riflessione sociologica condotta dallo scrittore sugli eventi che studia. </p>
<p>Foto: picsfive &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Marco Travaglio e Annozero</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 10:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Denuncia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Anno Zero]]></category>
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		<category><![CDATA[Michele Santoro]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ conosciuto per la sua gran capacità di immagazzinare e memorizzare migliaia d’informazioni, ma soprattutto per esporle tutte di un fiato in diretta tv, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2011/12/Studio-registrazione-300x199.jpg" alt="Trasmissioni" title="Studio televisivo" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-21" /><strong>E’ conosciuto per la sua gran capacità di immagazzinare e memorizzare migliaia d’informazioni, ma soprattutto per esporle tutte di un fiato in diretta tv, come si è potuto ascoltare durante il talk show di Michele Santoro “Annozero”.  Il giornalista Marco Travaglio, classe ’64, è giunto nel recente ottobre 2010 a diventare vicedirettore del quotidiano “Il Fatto Quotidiano” di cui è anche co-fondatore. Non è solo un giornalista, è anche scrittore d’inchieste e si è occupato della realizzazione di spettacoli teatrali e cinematografici.</strong></p>
<h2>Marco Travaglio ospite ad Annozero</h2>
<p>Nel 2006 va in onda su Rai Due la trasmissione di analisi giornalistica “Annozero” e un ospite fisso è Marco Travaglio presentando una copertina per la trasmissione e una rubrica all’interno basata su vere e proprie schede di lettura su alcuni personaggi politici e non. Entrambi gli interventi si caratterizzano per l’essere monologhi che interpretano le vicende d’attualità italiana con un pizzico d’ironia e sarcasmo che fanno alzare lo share d’ascolti per Annozero. Intanto si giunge ala quinta edizione del programma, inizia ad andare in onda ma a Marco Travaglio non ha ancora il contratto firmato dalla RAI. Termina l’edizione ma le polemiche aumentano sul mancato rinnovo contrattuale per Marco Travaglio, giornali e tv seguono giorno per giorno la discussione tra Michele Santoro e il direttore Masi della RAI e fanno scalpore gli appelli che si sviluppano su facebook per raccogliere fondi per pagare Travaglio e anche il vignettista Vauro, letteralmente ospiti della trasmissione per tutta l’ultima edizione di Annozero, 2010/2011.</p>
<h2>Le denunce di Marco Travaglio</h2>
<p>Rientra tra i personaggi scomodi del giornalismo italiano come anche della satira, espone fatti e inchieste che sfiorano il ridicolo ma dai contenuti di forte denuncia politica e sociale. E viceversa pendono sulle sue spalle numerose querele, ovvero denunce per diffamazione da parte di politici, di altrettanti giornalisti e imprenditori . La moltitudine e i fuochi incrociati di denunce esplose in base all’attività giornalistica di Travaglio sono dovute non solo ai contenuti ma anche all’illimitata attività di scrittura di articoli (circa 20.000) e di libri, ad oggi se ne contano 30 e di partecipazione a quasi duemila seminari. </p>
<p>Foto: DeshaCAM &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Beppe Grillo e il suo Movimento 5 stelle</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 10:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[MeetUp]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti politici]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>

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		<description><![CDATA[Da piccolo movimento politico e indipendente è salito alla ribalta delle cronache nazionali per il sorprendente risultato ottenuto alle ultime elezioni amministrative, maggio 2011, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-18" title="Bologna" src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2011/12/Bologna-300x200.jpg" alt="Emilia Romagna" width="300" height="200" /><strong>Da piccolo movimento politico e indipendente è salito alla ribalta delle cronache nazionali per il sorprendente risultato ottenuto alle ultime elezioni amministrative, maggio 2011, soprattutto presso i comuni dell’Emilia Romagna, tanto che il 12% degli elettori del capoluogo, Bologna, votano per il Movimento a 5 stelle. In totale posiziona i propri rappresentanti nelle giunte di 28 comuni appartenenti a città grandi e piccole del centro-nord come Rimini e Ravenna.</strong></p>
<h2>Beppe Grillo partorisce il Movimento a 5 stelle</h2>
<p>Un grande esempio di utilizzo della rete internet per creare gruppi di persone e relazioni sociali allo scopo di intrecciarsi fuori dall’etere e condividere ed esprimere gli interessi che gli accomunano. Beppe Grillo fa nascere nel 2005 il suo blog in cui mette al lavoro uno dei primi social network, il MeetUp. In tal caso Beppe Grillo alimenta la partecipazione e la conoscenza di gruppi di attivisti locali, sparsi in tutta Italia, che s’incontrano, discutono e s’interessano all’emersione d’istanze e vertenze politiche sia locali che nazionali. Passano due anni e lancia per la prima volta l’idea della creazione di liste civiche che prenderanno presto il nome di Movimento a 5 stelle. Tale numero rappresenta i 5 punti del programma politico del movimento di Beppe Grillo riguardanti, l’energia, l’acqua, la raccolta rifiuti, la mobilità sostenibile e la connettività. Quest’idea prende corpo subito dopo il Vaffanculo Day, una sorta di conta e di valutazione delle forze reali del movimento di Beppe Grillo.</p>
<h2>I partecipanti del Movimento di Beppe Grillo</h2>
<p>Beppe Grillo è stato in grado di utilizzare internet per intercettare molti cittadini che vogliono partecipare attivamente alla gestione della cosa pubblica. Visto il mezzo utilizzato, ha messo in relazione soprattutto giovani, essendo già pratici del web che sono diventati protagonisti del Movimento a 5 stelle. Una fase di grande adesione è stata conosciuta sulla richiesta di espellere politici su cui gravano inchieste giudiziarie. Non è un caso, dunque, che il movimento sostiene la candidatura di Sonia Alfano e Luigi De Magistris al Parlamento Europeo, come indipendenti del partito Italia dei Valori. Così si creano le basi per un movimento nazionale con una propria carta che sancisce l’apartiticità e l’orizzontalità della gestione dello stesso.</p>
<p>Foto: claudiozacc &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Storia di un movimento: i girotondi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 10:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Rappresentati di partiti politici e non hanno considerato spesso Nanni Moretti il portavoce del movimento dei girotondi anche se tutto nasce senza la presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-12" title="Protesta" src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2011/12/Protesta-300x200.jpg" alt="Cittadini in protesta" width="300" height="200" /><strong>Rappresentati di partiti politici e non hanno considerato spesso Nanni Moretti il portavoce del movimento dei girotondi anche se tutto nasce senza la presenza del regista. Infatti, il 26 gennaio 2002 il Palazzo di Giustizia di Milano viene circondato simbolicamente da una forma di protesta di cittadini che si sono autoconvocati sotto il nome di “PerManoPerLaDemocrazia”, tra i promotori anche artisti e intellettuali. Erano più di quattromila cittadini che si tennero effettivamente per mano in girotondo attorno al Palazzo di Giustizia.</strong></p>
<h2>Le origini dei girotondi</h2>
<p>La voglia di protestare e di esprimersi pacificamente per il rispetto della libertà e dell’uguaglianza promulgati dalla Costituzione italiana fu incubata da prima del gennaio 2002, infatti molti partecipanti ai girotondi avevano ancora i postumi dello shock della manifestazione per il G8 di Genova 2001 a luglio, a settembre vi fu l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York e la successiva dichiarazione di guerra degli Stati Uniti ai terroristi, mentre in Italia il Parlamento promulgava leggi retroattive che incidevano sui processi di Berlusconi e lo stesso Presidente del Consiglio rilasciava pesanti dichiarazioni sulla magistratura italiana. In tali frangenti giornalisti, intellettuali e docenti promuovono iniziative di piazza in difesa della legalità e lo stesso Procuratore Generale di Milano, Saverio Borrelli, difende pubblicamente il potere giudiziario. A questo punto i sabati del gennaio 2002 vedono le piazze di Roma e di Milano riempirsi di manifestanti convocati per la maggior parte da intellettuali, docenti e giornalisti. Si giunge al palco della manifestazione di Roma del 2 febbraio 2002 su cui si avvicendano Fassino, D’Alema e altri. Ma quando sale Nanni Moretti e attacca questi stessi partiti della sinistra si sancisce definitivamente la nascita del movimento dei girotondi come movimenti senza appartenenze politiche e trasversali a tutta la società civile.</p>
<h2>I girotondi oggi</h2>
<p>Dopo partecipazioni di massa che hanno raggiunto l’apice al Palavobis a Milano in quarantamila partecipanti e a Roma con l’organizzazione della “Festa di Protesta” con gli interventi di Nanni Moretti, Gino Strada, Furio Colombo, Rita Borsellino, per citarne alcuni, il movimento si è disciolto in altre forme di partecipazione civile generati ad esempio da Beppe Grillo e dal Popolo Viola.</p>
<p>Foto: Rahul Sengupta &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Chi sono i girotondi per la democrazia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 10:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Girotondi]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono quasi passati dieci anni da quando se ne sentiva parlare spesso in tv e sui giornali e da quando capitava spesso di trovarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9" title="Giornale" src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2011/12/Quotidiano-300x244.jpg" alt="Testate giornalistiche" width="300" height="244" /><strong>Sono quasi passati dieci anni da quando se ne sentiva parlare spesso in tv e sui giornali e da quando capitava spesso di trovarsi nelle mail appelli da firmare per i girotondi, essendo diventato un movimento trasversale a tutti i partiti nonostante fosse iniziato dalle aree di sinistra. I girotondi sostituirono i classici sit-in per circondare, tenendosi per mano, beni collettivi che oggi passano sotto la denominazione di beni comuni quali la giustizia, la salute, la difesa del territorio, il diritto al lavoro, all’informazione, all’acqua, all’istruzione, alla casa.</strong></p>
<h2>La democrazia per i girotondi</h2>
<p>I girotondi hanno cercato soprattutto la partecipazione della società civile alle loro proteste. Infatti, i loro appelli si sono sempre rivolti ad associazioni, comunità, realtà organizzate e non, e a tutti i cittadini in genere, poiché le loro proteste sono sempre state volte alla difesa della democrazia, in particolare alla difesa della Costituzione italiana poiché in essa sono citati tutti i diritti che i cosiddetti girotondisti intendono difendere e per i quali portano avanti la loro singolare forma di protesta pacifica. Così i girotondi sostengono il rispetto della forma di democrazia introdotta in Italia dal testo della migliore Costituzione al mondo, quella italiana appunto, introdotta all’indomani della Liberazione dai padri costituzionalisti. La disaffezione degli italiani alla politica, da Tangentopoli i poi, è stata così riconquistata, in parte, dal movimento dei girotondi che è vero che richiama un gioco infantile ma ha l’importante aspetto dell’essere collettivo e dell’essere contenitore, al centro del cerchio, della res pubblica che s’intende difendere: la democrazia e dunque i luoghi della democrazia, i palazzi delle istituzioni pubbliche.</p>
<h2>I luoghi dei girotondi</h2>
<p>Il movimento dei girotondi ha raggiunto un po’ tutte le città italiane sia per la forma condivisibile della protesta sia per la sensibilità dei girotondi alle questioni d’attualità. Così a seconda delle proteste da sollevare in loco, dall’università, al lavoro e alla giustizia, si sono creati presto girotondi che attorno ai palazzi amministravi. Tanto è cresciuto tale movimento che è stata creata un’associazione con ben 12 articoli per il proprio statuto costitutivo. Inoltre molti aderenti si sono uniti ad altri movimenti sociali e si sono candidati in liste civiche locali.</p>
<p>Foto: Adam Borkowski &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Il caso Sme</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Curzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Partiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il caso SME, o meglio il processo alla Società Meridionale di Elettricità ha scosso l’opinione pubblica italiana poiché ha riguardato grandi nomi di politici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.igirotondi.it/wp-content/uploads/2011/12/Centrali-300x200.jpg" alt="centrale elettrica" title="Centrale " width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-5" /><strong>Il caso SME, o meglio il processo alla Società Meridionale di Elettricità ha scosso l’opinione pubblica italiana poiché ha riguardato grandi nomi di politici seduti al Governo, a partire dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cesare Previti ex-ministro della Difesa, senza dimenticare che Romano Prodi, ex-Presidente del Consiglio italiano, è stato il presidente dell’IRI (Istituto perla Ricostruzione Industriale) un comparto della SME.</strong></p>
<h2>Storia del caso SME</h2>
<p>Risale al 1985 l’inizio della vicenda del caso SME, società che opera nel Sud Italia che venne espropriata ai fini della nazionalizzazione della società che avrebbe dovuto rappresentare una grande occasione per il comparto agro-alimentare. Ma non è andata così, infatti il caso SME inizia con ex-premier Bettino Craxi la cui maggioranza di governo decide di privatizzare la parte dell’IRI costituita da società, compresa la SME, che presentavano bilanci passivi. Chi avrebbe dovuto acquistare le partecipazioni di maggioranza dell’IRI e della SME? Carlo De Benedetti presidente dell’industria Buitoni e di ciò era a conoscenza Clelio Darida il ministro delle partecipazioni statali. Ma insieme alla conferma parlamentare della trattativa economica con Buitoni, giungono offerte vantaggiose anche dalle società Ferrero, Fininvest e Barilla. Così salta l’accordo con l’azienda Buitoni e il Governo ritiene che la SME deve rimanere di proprietà pubblica. Di qui nasce il caso SME in quanto De Benedetti della Buitoni si affretta a far ricorso all’IRI con cui aveva stipulato accordi scritti di compra-vendita e accusando la cordata delle altre aziende (Barilla, Ferrero e Fininvest) di essere intervenute strumentalmente nelle offerta di acquisto della SME. De Benedetti giustificava tale teoria dimostrando che tali industrie non avevano preparato nessun piano di acquisto concreto. Il ricorso in tutti e tre i gradi di giudizio produce parere negativo per De Benedetti. Dopo dieci anni, Prodi è rinominato presidente dell’IRI che così viene venduta a un prezzo più alto ma la proprietà non è più italiana.</p>
<h2>La politica sul caso SME</h2>
<p>L’acquisto della SME da parte di De Benedetti avrebbe indirettamente rafforzato il polo politico di Ciriaco De Mita, all’epoca contrapposto a quello di Craxi. Per tali ragioni si presume che Craxi abbia bloccato l’accordo. Ma si tratta solo di ipotesi a tutt’oggi rimaste in oscure dinamiche politiche e affaristiche.</p>
<p>Foto: Ruth Röder &#8211; Fotolia</p>
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