Curzio maltese: un giornalista di denuncia sociale

Interviste Milanese di origine, classe ’59, il suo nome apre una finestra sulla denuncia sociale che circola tra giornali e libri d’inchiesta composti non solo di dati, nomi e fatti ma anche di opinioni ed editoriali propri che il giornalista milanese s’impegna a diffondere. Riserva un primo passato trascorso in fabbrica e nelle radio libere per poi percorrere tutta la gavetta che spetta ai bravi giornalisti: dallo sport alla cronaca per La Gazzetta dello Sport e La Stampa e anche per La Notte (quotidiano milanese serale), giunge a scrivere editoriali per La Repubblica e critiche televisive per il relativo settimanale Il Venerdì di Repubblica.

I libri di denuncia sociale di Curzio Maltese

Oltre a essere giornalista ed editorialista, Curzio Maltese espone le sue inchieste di denuncia sociale e la sua visione su tali fatti anche attraverso i libri che continua a scrivere. L’ultimo elaborato ha riguardato la Chiesa, ovvero i costi che gli italiani sostengono per le strutture ecclesiastiche attraverso il pagamento dell’otto per mille, i versamenti statali che finiscono per finanziare i Grandi Eventi religiosi e le strutture scolastiche e sanitarie afferenti agli enti di proprietà della Chiesa. La denuncia sociale inquadrata in quest’ambito l’ha intitolata “La questua”, denuncia sociale perché solo un quarto delle ingenti somme versate all’ente ecclesiastico sono utilizzate per le strutture di assistenza e carità per i bisognosi. Tale libro ha suscitato parecchia attenzione da Parte dello Stato Cattolico che ha risposto pubblicamente per mezzo del quotidiano Avvenire cartaceo e on-line. Trattandosi di una pesante denuncia sociale, la Chiesa ha risposto anche con un libro “La vera questua” di Umberto Folena. Un altro libro di Maltese di grande inchiesta e analisi è “I padroni della città” del 2006 con cui rileva le origini del malessere degli italiani che risiedono nella cattiva gestione delle città in cui sono presenti solo padroni o servi.

Denuncia sociale e non solo

A ogni nuova uscita, gli scritti di Maltese scuotono gli italiani e i responsabili delle ingiustizie diffuse trascritte e analizzate dal giornalista. Ma ci sono altri libri che rilevano un’ampia riflessione sociologica condotta dallo scrittore sugli eventi che studia.

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Marco Travaglio e Annozero

TrasmissioniE’ conosciuto per la sua gran capacità di immagazzinare e memorizzare migliaia d’informazioni, ma soprattutto per esporle tutte di un fiato in diretta tv, come si è potuto ascoltare durante il talk show di Michele Santoro “Annozero”. Il giornalista Marco Travaglio, classe ’64, è giunto nel recente ottobre 2010 a diventare vicedirettore del quotidiano “Il Fatto Quotidiano” di cui è anche co-fondatore. Non è solo un giornalista, è anche scrittore d’inchieste e si è occupato della realizzazione di spettacoli teatrali e cinematografici.

Marco Travaglio ospite ad Annozero

Nel 2006 va in onda su Rai Due la trasmissione di analisi giornalistica “Annozero” e un ospite fisso è Marco Travaglio presentando una copertina per la trasmissione e una rubrica all’interno basata su vere e proprie schede di lettura su alcuni personaggi politici e non. Entrambi gli interventi si caratterizzano per l’essere monologhi che interpretano le vicende d’attualità italiana con un pizzico d’ironia e sarcasmo che fanno alzare lo share d’ascolti per Annozero. Intanto si giunge ala quinta edizione del programma, inizia ad andare in onda ma a Marco Travaglio non ha ancora il contratto firmato dalla RAI. Termina l’edizione ma le polemiche aumentano sul mancato rinnovo contrattuale per Marco Travaglio, giornali e tv seguono giorno per giorno la discussione tra Michele Santoro e il direttore Masi della RAI e fanno scalpore gli appelli che si sviluppano su facebook per raccogliere fondi per pagare Travaglio e anche il vignettista Vauro, letteralmente ospiti della trasmissione per tutta l’ultima edizione di Annozero, 2010/2011.

Le denunce di Marco Travaglio

Rientra tra i personaggi scomodi del giornalismo italiano come anche della satira, espone fatti e inchieste che sfiorano il ridicolo ma dai contenuti di forte denuncia politica e sociale. E viceversa pendono sulle sue spalle numerose querele, ovvero denunce per diffamazione da parte di politici, di altrettanti giornalisti e imprenditori . La moltitudine e i fuochi incrociati di denunce esplose in base all’attività giornalistica di Travaglio sono dovute non solo ai contenuti ma anche all’illimitata attività di scrittura di articoli (circa 20.000) e di libri, ad oggi se ne contano 30 e di partecipazione a quasi duemila seminari.

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Beppe Grillo e il suo Movimento 5 stelle

Emilia RomagnaDa piccolo movimento politico e indipendente è salito alla ribalta delle cronache nazionali per il sorprendente risultato ottenuto alle ultime elezioni amministrative, maggio 2011, soprattutto presso i comuni dell’Emilia Romagna, tanto che il 12% degli elettori del capoluogo, Bologna, votano per il Movimento a 5 stelle. In totale posiziona i propri rappresentanti nelle giunte di 28 comuni appartenenti a città grandi e piccole del centro-nord come Rimini e Ravenna.

Beppe Grillo partorisce il Movimento a 5 stelle

Un grande esempio di utilizzo della rete internet per creare gruppi di persone e relazioni sociali allo scopo di intrecciarsi fuori dall’etere e condividere ed esprimere gli interessi che gli accomunano. Beppe Grillo fa nascere nel 2005 il suo blog in cui mette al lavoro uno dei primi social network, il MeetUp. In tal caso Beppe Grillo alimenta la partecipazione e la conoscenza di gruppi di attivisti locali, sparsi in tutta Italia, che s’incontrano, discutono e s’interessano all’emersione d’istanze e vertenze politiche sia locali che nazionali. Passano due anni e lancia per la prima volta l’idea della creazione di liste civiche che prenderanno presto il nome di Movimento a 5 stelle. Tale numero rappresenta i 5 punti del programma politico del movimento di Beppe Grillo riguardanti, l’energia, l’acqua, la raccolta rifiuti, la mobilità sostenibile e la connettività. Quest’idea prende corpo subito dopo il Vaffanculo Day, una sorta di conta e di valutazione delle forze reali del movimento di Beppe Grillo.

I partecipanti del Movimento di Beppe Grillo

Beppe Grillo è stato in grado di utilizzare internet per intercettare molti cittadini che vogliono partecipare attivamente alla gestione della cosa pubblica. Visto il mezzo utilizzato, ha messo in relazione soprattutto giovani, essendo già pratici del web che sono diventati protagonisti del Movimento a 5 stelle. Una fase di grande adesione è stata conosciuta sulla richiesta di espellere politici su cui gravano inchieste giudiziarie. Non è un caso, dunque, che il movimento sostiene la candidatura di Sonia Alfano e Luigi De Magistris al Parlamento Europeo, come indipendenti del partito Italia dei Valori. Così si creano le basi per un movimento nazionale con una propria carta che sancisce l’apartiticità e l’orizzontalità della gestione dello stesso.

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Storia di un movimento: i girotondi

Cittadini in protestaRappresentati di partiti politici e non hanno considerato spesso Nanni Moretti il portavoce del movimento dei girotondi anche se tutto nasce senza la presenza del regista. Infatti, il 26 gennaio 2002 il Palazzo di Giustizia di Milano viene circondato simbolicamente da una forma di protesta di cittadini che si sono autoconvocati sotto il nome di “PerManoPerLaDemocrazia”, tra i promotori anche artisti e intellettuali. Erano più di quattromila cittadini che si tennero effettivamente per mano in girotondo attorno al Palazzo di Giustizia.

Le origini dei girotondi

La voglia di protestare e di esprimersi pacificamente per il rispetto della libertà e dell’uguaglianza promulgati dalla Costituzione italiana fu incubata da prima del gennaio 2002, infatti molti partecipanti ai girotondi avevano ancora i postumi dello shock della manifestazione per il G8 di Genova 2001 a luglio, a settembre vi fu l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York e la successiva dichiarazione di guerra degli Stati Uniti ai terroristi, mentre in Italia il Parlamento promulgava leggi retroattive che incidevano sui processi di Berlusconi e lo stesso Presidente del Consiglio rilasciava pesanti dichiarazioni sulla magistratura italiana. In tali frangenti giornalisti, intellettuali e docenti promuovono iniziative di piazza in difesa della legalità e lo stesso Procuratore Generale di Milano, Saverio Borrelli, difende pubblicamente il potere giudiziario. A questo punto i sabati del gennaio 2002 vedono le piazze di Roma e di Milano riempirsi di manifestanti convocati per la maggior parte da intellettuali, docenti e giornalisti. Si giunge al palco della manifestazione di Roma del 2 febbraio 2002 su cui si avvicendano Fassino, D’Alema e altri. Ma quando sale Nanni Moretti e attacca questi stessi partiti della sinistra si sancisce definitivamente la nascita del movimento dei girotondi come movimenti senza appartenenze politiche e trasversali a tutta la società civile.

I girotondi oggi

Dopo partecipazioni di massa che hanno raggiunto l’apice al Palavobis a Milano in quarantamila partecipanti e a Roma con l’organizzazione della “Festa di Protesta” con gli interventi di Nanni Moretti, Gino Strada, Furio Colombo, Rita Borsellino, per citarne alcuni, il movimento si è disciolto in altre forme di partecipazione civile generati ad esempio da Beppe Grillo e dal Popolo Viola.

Foto: Rahul Sengupta – Fotolia

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Chi sono i girotondi per la democrazia

Testate giornalisticheSono quasi passati dieci anni da quando se ne sentiva parlare spesso in tv e sui giornali e da quando capitava spesso di trovarsi nelle mail appelli da firmare per i girotondi, essendo diventato un movimento trasversale a tutti i partiti nonostante fosse iniziato dalle aree di sinistra. I girotondi sostituirono i classici sit-in per circondare, tenendosi per mano, beni collettivi che oggi passano sotto la denominazione di beni comuni quali la giustizia, la salute, la difesa del territorio, il diritto al lavoro, all’informazione, all’acqua, all’istruzione, alla casa.

La democrazia per i girotondi

I girotondi hanno cercato soprattutto la partecipazione della società civile alle loro proteste. Infatti, i loro appelli si sono sempre rivolti ad associazioni, comunità, realtà organizzate e non, e a tutti i cittadini in genere, poiché le loro proteste sono sempre state volte alla difesa della democrazia, in particolare alla difesa della Costituzione italiana poiché in essa sono citati tutti i diritti che i cosiddetti girotondisti intendono difendere e per i quali portano avanti la loro singolare forma di protesta pacifica. Così i girotondi sostengono il rispetto della forma di democrazia introdotta in Italia dal testo della migliore Costituzione al mondo, quella italiana appunto, introdotta all’indomani della Liberazione dai padri costituzionalisti. La disaffezione degli italiani alla politica, da Tangentopoli i poi, è stata così riconquistata, in parte, dal movimento dei girotondi che è vero che richiama un gioco infantile ma ha l’importante aspetto dell’essere collettivo e dell’essere contenitore, al centro del cerchio, della res pubblica che s’intende difendere: la democrazia e dunque i luoghi della democrazia, i palazzi delle istituzioni pubbliche.

I luoghi dei girotondi

Il movimento dei girotondi ha raggiunto un po’ tutte le città italiane sia per la forma condivisibile della protesta sia per la sensibilità dei girotondi alle questioni d’attualità. Così a seconda delle proteste da sollevare in loco, dall’università, al lavoro e alla giustizia, si sono creati presto girotondi che attorno ai palazzi amministravi. Tanto è cresciuto tale movimento che è stata creata un’associazione con ben 12 articoli per il proprio statuto costitutivo. Inoltre molti aderenti si sono uniti ad altri movimenti sociali e si sono candidati in liste civiche locali.

Foto: Adam Borkowski – Fotolia

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Il caso Sme

centrale elettricaIl caso SME, o meglio il processo alla Società Meridionale di Elettricità ha scosso l’opinione pubblica italiana poiché ha riguardato grandi nomi di politici seduti al Governo, a partire dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cesare Previti ex-ministro della Difesa, senza dimenticare che Romano Prodi, ex-Presidente del Consiglio italiano, è stato il presidente dell’IRI (Istituto perla Ricostruzione Industriale) un comparto della SME.

Storia del caso SME

Risale al 1985 l’inizio della vicenda del caso SME, società che opera nel Sud Italia che venne espropriata ai fini della nazionalizzazione della società che avrebbe dovuto rappresentare una grande occasione per il comparto agro-alimentare. Ma non è andata così, infatti il caso SME inizia con ex-premier Bettino Craxi la cui maggioranza di governo decide di privatizzare la parte dell’IRI costituita da società, compresa la SME, che presentavano bilanci passivi. Chi avrebbe dovuto acquistare le partecipazioni di maggioranza dell’IRI e della SME? Carlo De Benedetti presidente dell’industria Buitoni e di ciò era a conoscenza Clelio Darida il ministro delle partecipazioni statali. Ma insieme alla conferma parlamentare della trattativa economica con Buitoni, giungono offerte vantaggiose anche dalle società Ferrero, Fininvest e Barilla. Così salta l’accordo con l’azienda Buitoni e il Governo ritiene che la SME deve rimanere di proprietà pubblica. Di qui nasce il caso SME in quanto De Benedetti della Buitoni si affretta a far ricorso all’IRI con cui aveva stipulato accordi scritti di compra-vendita e accusando la cordata delle altre aziende (Barilla, Ferrero e Fininvest) di essere intervenute strumentalmente nelle offerta di acquisto della SME. De Benedetti giustificava tale teoria dimostrando che tali industrie non avevano preparato nessun piano di acquisto concreto. Il ricorso in tutti e tre i gradi di giudizio produce parere negativo per De Benedetti. Dopo dieci anni, Prodi è rinominato presidente dell’IRI che così viene venduta a un prezzo più alto ma la proprietà non è più italiana.

La politica sul caso SME

L’acquisto della SME da parte di De Benedetti avrebbe indirettamente rafforzato il polo politico di Ciriaco De Mita, all’epoca contrapposto a quello di Craxi. Per tali ragioni si presume che Craxi abbia bloccato l’accordo. Ma si tratta solo di ipotesi a tutt’oggi rimaste in oscure dinamiche politiche e affaristiche.

Foto: Ruth Röder – Fotolia

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